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Mattia (Pd), no a riforma affido condiviso; figlia del patriarcato

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di Redazione Politica

“Ho depositato una mozione che propone al Consiglio regionale del Lazio di impegnare la Giunta Rocca ad esprimere in ogni sede politica e legislativa la propria contrarietà al disegno di legge n. 832 presentato in Senato per modificare le norme in ambito civile e penale in materia di affidamento condiviso. Una riforma figlia del patriarcato, che ci riporta indietro di anni, in quanto nei rapporti di forza famigliari, non mette al centro la tutela dei minori o del genitore più vulnerabile, come ad esempio donne vittime di violenza domestica o economicamente fragili, come spesso accade visti i dati sulla disparità di genere, ma fa prevalere il diktat del genitore economicamente più forte”.

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Così la consigliera regionale Pd del Lazio, Eleonora Mattia, in una nota stampa.

“Oltre ai punti sollevati dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, diverse le criticità evidenziate da Differenza Donna, come l’obbligo di pagamento delle spese di gravidanza e parto da parte dei padri non coniugati, che rischia di ‘riportare le donne in una condizione di dipendenza economica e limitando la loro autodeterminazione sulla gravidanza’, creando ‘il presupposto per future ingerenze sul corpo delle donne, perché se il padre’ ha obblighi, allora può vantare diritti”, aggiunge.

“Questo disegno di legge si basa sul principio della bigenitorialità perfetta e dell’assoluta pariteticità tra i genitori, con misure quali il ‘doppio domicilio’ presso entrambi i genitori o l’eliminazione dell’assegno di mantenimento per i figli per passare, con il collocamento paritetico, al mantenimento diretto addirittura ‘per capitoli di spesa’, con un mini-bilancio, da parte di ciascun genitore durante la permanenza presso di lui, con tutte le implicazioni diseducative che ne derivano. La verità” chiude la nota di Mattia “è che, in una società dominata dal divario di genere, economico, occupazione e sociale, in questa riforma si scrive bigenitorialità ma si legge ritorno al patriarcato”.

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(17 aprile 2025)

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