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Roma Pride 2025: i “fuorilegge” che fungono da alibi per tutti gli altri

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di Vittorio Lussana

Il 14 giugno prossimo si terrà il Roma Pride 2025. Lo slogan scelto quest’anno è “Fuorilegge” e discende dalle politiche del Governo Meloni, che sta puntando sulla discriminazione delle minoranze e la colpevolizzazione della cultura woke – che poi non è una cultura, ma una mera tendenza – pur di avere sempre un parafulmine a portata di mano. Tanto gli italiani sono un popolo di imbecilli: chissenefrega se non sono capaci di leggere tra le righe di un accanimento sociale totalmente campato per aria.

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Sul movimento Lgbtqia+, in questi ultimi anni si è abbattuta nuovamente la scure del pregiudizio più colpevolista e arretrato. E ciò non solo grazie alla Lega di Salvini, ma anche agli ambienti più classicamente cattolico-borghesi. Risulta pur vero che il fenomeno sta avvenendo anche in altre parti del mondo: non siamo solo noi italiani a fare i soliti furbi (o che tali credono di esserlo). Ciò rende ancora più agghiacciante l’avanzata dell’internazionale sovranista finanziata dalle mafie di mezzo mondo, perché funzionale a prendere di mira alcune categorie di persone relegandole ai margini, oppure utilizzandole come bersagli: una subcultura e una mentalità che ci sta facendo ripiombare al peggior cattolicesimo controriformista.

Nel frattempo, la crisi demografica peggiora sempre più e i cosiddetti normali rifuggono da ogni forma di responsabilità morale e civile dei loro fallimenti. Hanno ripreso il vecchio vizio di scaricare su qualcuno, come al solito. Del tutto torto, le destre non lo hanno: i ceti borghesi e quelli cattolico-moderati non hanno la sensibilità di distinguere. Anzi, non l’hanno mai avuta. A loro serve solamente che ci sia qualcuno da colpevolizzare. E nel far questo, anche il vecchio metodo clerico-fascista può andar bene a tenere in piedi una superficialità e una serie di contraddizioni a dir poco amorali.

Insomma, gli italiani sono sempre gli stessi: non mutano di una virgola e non intendono farlo. Quel che più conta è che ci sia sempre qualcuno che paghi al posto loro. Qualcuno da marchiare come abominevole e immorale, per poterlo indicare al pubblico ludibrio come ai tempi dello Stato Pontificio e del marchese del Grillo.

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Una mentalità dannatamente egoistica, che ci sta conducendo all’estinzione. Meritata, ovviamente…

 

 

(1 aprile 2025)

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