Se si fosse “tempestivamente soccorso” l’operaio indiano “deceduto per la copiosa perdita di sangue si sarebbe con ogni probabilità salvato”. O, se preferite, se si fosse intervenuti in tempo, invece di scaricarlo come un sacco di immondizia, scaraventandolo dal furgoncino dove era stato occultato, Satnam Singh si sarebbe potuto salvare.
Con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale e non solo omicidio colposo, scrive il Corriere, un aggravamento quindi delle accuse a suo carico, è finoto in carcere il 38enne Antonello Lovato, proprietario del terreno in provincia di Latina dove lavorava Satnam Singh, il bracciante indiano che dieci giorni fa ha perso un braccio risucchiato da una macchina agricola, morto dissanguato perché abbandonato nel cortile di casa anziché essere portato in ospedale.
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Scrive ancora il Corriere che i “Carabinieri della compagnia di Latina hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Latina su richiesta del procuratore Giuseppe De Falco, sulla scorta delle risultanze della consulenza medico legale che ha confermato come il 31enne si sarebbe potuto salvare con soccorsi tempestivi“. La reazione a caldo dell’arrestato era stata quella di dire che Satnam Singh aveva “commesso una leggerezza”.
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(2 luglio 2024)
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