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Manifestazione di “All Out” a Roma in contemporanea con le grandi capitali europee contro la repressione delle persone LGBTIQA+ in Russia

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di Silvia Morganti

Ieri, sabato 16 marzo, a Londra, Berlino, Città del Messico, New York, Helsinki, Taipei, Bogotà, San Paolo, Ottawa, Roma, Bangalore, Varna attivistə di tutto il mondo hanno fatto sentire la loro voce davanti alle ambasciate russe e nei centri cittadini per invitare i governi occidentali a non ignorare la sistematica persecuzione delle identità queer da parte delle autorità russe, in seguito alla qualificazione della comunità LGBTQIA+ come movimento estremista.

Non a caso si è scelto di svolgerla nel giorno delle elezioni presidenziali fantoccio in Russia. 

A Roma davanti la Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio, attivistə di associazioni LGBTQIA+, tra cui Gaynet, Agedo, Mario Mieli, Libellula, Ygrò e una delegazione dei Radicali Italiani, hanno aderito alla protesta internazionale promossa da All Out, movimento transazionale per la difesa dei diritti LGBTQIA+.

Una iniziativa globale per esprimere solidarietà alle persone LGBTQIA+ in Russia e per richiedere una mobilitazione collettiva dei Paesi democratici ad offrire rifugio alle persone che in questo momento sono costrette a fuggire dal Paese, complice la nuova sentenza della Corte Suprema che lascia carta bianca alle forze dell’ordine di identificare e arrestare persone anche per il solo fatto di aver avuto contatti con realtà giudicate vicine al mondo arcobaleno.

Ricordiamo infatti che a novembre 2023 l’iter legislativo ha portato la comunità LGBTQIA+ ad essere identificata come movimento estremista. Gli arresti sommari, la censura e l’escalation persecutoria ha costretto, e continua a costringere le persone queer a cercare riparo in Europa.

Così ieri, a Roma, una catena di persone strette per mano si sono dirette verso l’ambasciata russa mostrando ai passanti cartelli con su scritto “L’amore non è estremismo”, “Rifugio sicuro per le persone LGBT+ russe!” e “Diritti per tutt3”.

L’azione si è poi conclusa con un intervento ordinario delle forze dell’ordine.

“Un regime che opprime i diritti, opprime le libertà e opprime anche le persone LGBTQIA+. C’è una situazione molto pericolosa per l’Europa perché questo regime sta cercando in tutti i modi di espandere la sua influenza nei paesi europei, di mobilitare gruppi estremisti in tutti i paesi dell’unione per limitare i diritti e le libertà. Abbiamo visto, nella lista di motivazioni contro l’Ucraina, l’attacco ai Pride, alle libertà e a tutto quello che rappresentano i colori dell’arcobaleno. Tutto questo è stato usato come una motivazione, come una giustificazione di questa invasione. Ecco noi siamo qua per dire insieme a tutti gli attivisti e le attiviste di tutto il mondo che nessuno può strumentalizzare il nostro amore, le nostre vite il nostro modo di essere. Nessuno può dirci chi essere e cosa dobbiamo fare in nessuna parte del mondo meno che mai un dittatore come Putin.” (Rosario Coco, presidente di Gaynet).

 

 

(17 marzo 2024)

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