di Paolo M. Minciotti

Una delle troppe reti televisive votate al populismo da casalinga incolta che popola il nostro paese, riusciva nella mattinata del 3 aprile a mettere in onda un servizio listato a lutto per l’eliminazione della nazionale dai Mondiali di Calcio che avrebbe dovuto mettere il dito nella piaga della crisi del calcio nostrano. Come lo hanno fatto? Facendo il solito 1+1 = 3 che è la genetica dell’informazione un tanto al braccio che caratterizza questa povera Italia.
Da umani a u-nani
Anche la conduttrice (o era un conduttore? non mi ricordo) ha sposato la linea dell’ex presidente Gravina che aveva con poche e insulse parole diviso atleti e atlete in sportivi di stato e sportivi di serie b salvo poi scusarsi definendo la sua frase infelice. Ecco come tra atteggiamenti divistici, incapacità di controllarsi di fronte a decisioni arbitrali corrette, aggressività eccessiva di atleti e allenatori, spettacoli imbarazzanti e tanta arroganza nel definire il calcio sport di stato a proprio uso e consumo, essere chiara improvvisamente e senza che ce ne fosse alcun bisogno, la differenza tra umani e u-nani.
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(3 aprile 2026)
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