“Questa modifica costituzionale non realizza la riforma del sistema giudiziario in Italia: non risolve le annose criticità che rendono la nostra giustizia non sufficientemente giusta”, dichiara Nando Bonessio, capogruppo capitolino di EV – Alleanza Verdi Sinistra.
“Questa riforma – prosegue Bonessio – non riguarda la durata dei processi e non incide sulla mancanza di un numero adeguato di magistrati, di cancellieri e di amministrativi al servizio della Giustizia nel nostro Paese; né tanto meno dà risposte alle carenze degli apparati informatici e della disponibilità di tecnologie avanzate che non riescono a supportare l’operato della Magistratura. Il quesito referendario in caso di vittoria del SI (senza necessità di quorum) non ridurrà i casi di mala-giustizia”.
“Il cambiamento si concretizzerebbe solo nel mettere il ruolo del pubblico ministero sotto il controllo dell’Esecutivo, andando contro la Costituzione. Non dobbiamo mai dimenticare che caposaldo del nostro Ordinamento giuridico è quello che prevede la separazione dei poteri dello Stato: va da sé che la Magistratura non può essere al servizio della politica, ma può operare solo in ossequio alla Legge e a garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini”.
“Con la separazione delle carriere, tra i pubblici ministeri che conducono le indagini e i giudici che le valutano emettendo le sentenze, secondo la riforma che si intende sottoporre ai cittadini, si avrebbe anche lo sdoppiamento del Csm – Consiglio Superiore della Magistratura organo di autogoverno della magistratura, garante dell’autonomia e dell’indipendenza dagli altri poteri dello Stato, con funzioni disciplinari e incaricato di gestire la carriera dei magistrati – e l’istituzione di una nuova Corte che avrebbe il compito di svolgere le predette funzioni disciplinari. Questa nuova architettura sarebbe economicamente insostenibile per le finanze statali per la duplicazione delle sedi; dei membri dei due Csm e la creazione dell’Alta Corte, considerato che già attualmente costa 50milioni di euro all’anno”.
“Differente anche il modo di sorteggiare i membri componenti i due Csm: per i giudici avverrebbe tra la platea di tutti i 9.400 magistrati; per i componenti laici il sorteggio avrebbe come paniere un elenco di giuristi votato dalla maggioranza parlamentare. Questo potrebbe tradursi in presenza di un terzo dei membri pescati da quelli individuati dal Parlamento in base alle posizioni politiche e ideologiche, senza garanzia di imparzialità delle scelte”.
Così la nota stampa di Nando Bonessio inviata in redazione.
(16 marzo 2026)
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