PubblicitàSport85 - Nuova Collezione

NON FATE L'ONDA

ULTIME NOTIZIE

Pubblicità
HomePrima Pagina RomaRoma Pride 2025. Mauro Cioffari: "Atto di liberazione o utopia, transitoria, di...

Roma Pride 2025. Mauro Cioffari: “Atto di liberazione o utopia, transitoria, di una falsa liberazione?”

GAIAITALIA.COM NOTIZIE su TELEGRAMIscrivetevi al nostro Canale Telegram
GAIAITALIA.COM NOTIZIE su WHATSAPPIscrivetevi al nostro Canale WHATSAPP
SEGUI GAIAITALIA.COM:

di Mauro Cioffari (attivista Movimento LGBTIQ+)

Se la comunità lgbtqia+ ignora le battaglie degli altri oppressi, perde il senso stesso della sua lotta che non può che essere intersezionale. È possibile rivendicare contemporaneamente diritti civili, diritti sociali e diritti umani per tutte le minoranze oppresse. In sociologia e in giurisprudenza, l’intersezionalità (dall’inglese intersectionality) è un termine proposto nel 1989 dall’attivista e giurista statunitense Kimberlé Crenshaw per descrivere la sovrapposizione (o “intersezione”) di diverse identità sociali e le relative possibili particolari discriminazioni, oppressioni, o dominazioni.

LEGGI ANCHE

Il 25 giugno la firma del Patto per “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”

Le religioni presenti sul territorio italiano, in rappresentanza dei loro fedeli, firmeranno il 25 giugno un Patto per...

L’intersezionalità afferma che le concettualizzazioni classiche dell’oppressione nella società – come il razzismo, il sessismo, l’abilismo, l’omofobia, la bifobia, la transfobia, la xenofobia, l’antisemitismo, e tutti i pregiudizi basati sull’intolleranza – non agiscono in modo indipendente, bensì che queste forme di esclusione sono interconnesse e creano un sistema di oppressione che rispecchia l’intersezione di molteplici forme di discriminazione. Il dibattito sulla presenza di brand ai Pride è tutt’altro che nuovo. Ma oggi si intreccia con una crisi umanitaria gravissima e con la sensibilità, sentita nella comunità lgbtqia+, verso ogni forma di oppressione. Per questo, l’indignazione ha trovato, ancora una volta, terreno fertile. Contro la “svendita” dei diritti al grido di “No Pride in genocide”.

In Italia, è bene ricordarlo, esistono Pride completamente sponsor-free, come il Rivolta Pride di Bologna (e non solo). Decine di piccoli Pride, spontanei, democratici, partecipati, che non hanno bisogno di sponsor e di brand per esistere. Perché non tornare al significato e alle modalità originali delle nostre manifestazioni?

Priot – Pride Is Not For Sale, collettivo nato in opposizione alla “mercificazione” dell’orgoglio, ha organizzato a Roma, per il terzo anno consecutivo, lo scorso 14 giugno, una manifestazione alternativa a Ostiense a cui hanno partecipato migliaia di persone. Un’alternativa radicale e transfemminista al Roma Pride (a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone) contro il rainbow washing, il capitalismo e la repressione. Una marcia politica, indipendente e senza sponsor per riaccendere il significato originario della rivolta queer.

LEGGI ANCHE

Taxi, Lancellotti (CG). nessun cambio di postazione. Ho difeso e continuo a difendere il transito sui Fori Imperiali

"Desidero fare chiarezza sulla decisione di ripristinare il divieto di transito ai taxi nell’ultimo tratto di via dei...

Diverse, infatti, le aziende coinvolte nel Roma Pride con interessi ritenuti non compatibili con i diritti sociali e umani: Starbucks, Disney, P&G, e altri nomi di rilievo. Starbucks, è opportuno ricordarlo, è una delle multinazionali più ostili ai diritti sindacali e ha licenziato lavoratrici e lavoratori per aver espresso solidarietà alla Palestina.

Nello specifico Starbucks è da mesi al centro di un boicottaggio internazionale per la propria posizione nei confronti di Israele. Vanguard e Blackrock ne detengono quasi il 20%, mentre il maggiore azionista privato, l’ex CEO e presidente Howard Schultz, ne possiede il 3%. Vanguard è azionista di Elbit Systems, ovvero il più grande produttore di armi israeliano. Analogamente, Blackrock detiene una partecipazione significativa in Lockheed Martin, azienda che produce aerei da combattimento per l’esercito israeliano.

A prescindere dalla scelte che ognuno di noi ha fatto (partecipazione, non partecipazione, partecipazione critica, ecc.) perché non prendere atto di queste contraddizioni e ribadire che i nostri corpi, i nostri diritti e le nostre rivendicazioni non sono in vendita?

Ha senso continuare a svendere i nostri diritti al capitalismo?

La mancanza di una riflessione critica sincera rischia di produrre un solo illusorio risultato: l’utopia, transitoria, di una falsa liberazione.

 

 

(15 giugno 2025)

©gaiaitalia.com 2025 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ULTIME NOTIZIE