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Il “piano Mattei” (cioè, adagio con gli slogan)…

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di P.M.M.

L’Europa si regge sui decimali dei due Mattei, o almeno così parrebbe. E’ il racconto dei Mattei in piena prova muscolare pre-europee 2024 partiti a 100 all’ora a dieci mesi dalle elezioni, perché è sempre meglio prevenire.

Un Matteo mostra i muscoletti in Italia con una serie di proposte punitive evocative di buon senso che il buon sensol’inapplicabilità casseranno – o delle solite parole al vento – L’altro, con il sostegno di una coppia di quotidiani le cui vendite non è proprio che tolgano il fiato, si allontana dai mal di pancia di Calenda e spera in una Meloni magnanima che, abbassando la soglia di sbarramento al 3%, consenta alla nuova creatura “Il Centro” di non nascere morta – interessante un sondaggio Noto che raccontava, in soldoni, che senza Matteo Renzi come leader, la non ancora abortita creatura politica varrebbe attorno al 6%.

L’ex segretario del PD, creatore di Italia Viva, già presidente del Consiglio, cede dunque al racconto secondo il quale dai suoi decimali dipenderanno le sorti dell’Europa che grazie a lui, e a chi altri sennò, porterebbe il gruppo di Macron a governare Bruxelles. Alla faccia di chi vedeva in diretta televisiva (su la7, da Lilli Gruber) ipotizzava già Meloni come nuova Merkel incoronata regina d’Europa. Non meno fantasioso l’altro Matteo, il solito per farla breve, che a suon di decimali racconta che ribalterà la maggioranza  Strasburgo unendo le destre in un centrodestra che vede solo lui che includa, oltre al Salvini, anche Le Pen e l’estrema destra di AfD. Perché essere moderati in certi casi fa la differenza.

Gli dirà male, al piano Mattei: succede infatti che la politica non si fa con i bla bla bla, ma con i numeri (così come le promesse elettorali si mantengono coi denari) e a Bruxelles per come vanno le cose ora, senza i socialisti che valgono più o meno 144 seggi maggioranze possibili non ce ne sono. E poi Salvini dovrebbe cercare di scovare un solo parlamentare tedesco, di qualsiasi colore, disposto ad allearsi con l’AfD. Per non parlare di Meloni, 77 seggi possibili nel 2024, che con Le Pen non vuole avere a che fare – e con la quale sono possibili sussulti in Italia, considerando la guerra di comunicazione per rosicchiarle voti aperta dal leader leghista. Dunque cosa resterà dei piano Mattei?

Nulla, o pochissimo. E sarà colpa di qualcun altro. E forse il primo dei due, quello che ha già rivestito tutte le cariche possibili e ne cerca un’altra, potrebbe persino sfuggire la poltrona di presidente del Consiglio Europeo che i maligni suggeriscono vorrebbe essere sua.

Ma diciamola con i dati del Corriere che spiega come secondo l’ultimo rilevamento del 6 settembre il Partito Popolare avrebbe 156 seggi, i Socialisti 144, i liberali e centristi 86 che fa, conti alla mano (sembra una battuta, ma non la è), 386: maggioranza assoluta. Risicata finché vuoi, ma assoluta. E i Mattei ci spieghino come non trovare qualcuno che salta sul carro del vinnitore per allargarla quella maggioranza. E visti i rapporti in essere la prossima Presidente (o il prossimo Presidente) non andranno certo a chiedere i voti a Salvini perché Meloni, sul piano internazionale, è piuttosto abile. E ha imparato a tenere la bocca chiusa. Una virtù che manca ai Mattei. A tutti e due. E l’agitazione di Salvini fa tanto vendetta preventiva: la stessa pasta di cui sono infarcite le sue proposte di legge.

Insomma è certamente più reale la presenza di Matteo Renzi come pedina di Renew Europe (e se ha un obbiettivo in testa è difficile pensare che non lo persegua con l’intelligenza politica che gli è propria) che i discorsi vaghi e fantasiosi, benché roboanti come è nello stile dell’uomo, del leader leghista in caduta lenta, ma inesorabile.

 

(7 settembre 2023)

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