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Roberto Gualtieri, mettiti in testa il cappello da “Leon Domatore” per recuperare consensi

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di Vittorio Lussana

Secondo una classifica stilata da Governance Poll 2023 per il quotidiano Il Sole 24 ore, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è scivolato al 61esimo posto della classifica tra primi cittadini delle principali città d’Italia, sorretto da un consenso risicatissimo: appena il 50% dei capitolini.

Innanzitutto, ci sarebbe da notare il taglio dato alla notiziola in sè: ai primi posti di gradimento, infatti, ci sono tutti sindaci di centrosinistra. A cominciare da quello di Milano, Giuseppe Sala. Ma è anche pacifico che Gualtieri stia soffrendo, come Ignazio Marino prima di lui, dall’ostruzionismo di molte famiglie e famigliole divenute politicamente potenti nella capitale. A cominciare da Ama, che in attesa del termovalorizzatore, non ne vuole sapere di garantire una raccolta dei rifiuti per lo meno ordinaria, nonostante i vari bonus a pioggia che il Comune di Roma ha garantito sino a oggi. Queste municipalizzate che fanno la guerra interna per avere maggiori indennità, per poi limitarsi ad assicurare un andazzo identico al precedente, è la caratteristica principale della politica romana di questi ultimi decenni. Lo si nota anche in altre aziende, a cominciare da Atac. Sul fronte del trasporto su ferro, si vive una sofferenza reale, ma le linee della metropolitana di Roma erano da aggiornare da tempo e le ruote dei convogli tutte da cambiare o ricalibrare: si cerca di fare quel che si può ed è inutile far notare il tempo sprecato in precedenza, sin dalla Giunta Alemanno.

L’unico dato effettivo che giustifica lo scarso consenso di Gualtieri sarebbe, dunque, la sua freddezza e il suo isolazionismo. I romani capiscono che si tratta di un buon amministratore, ma hanno l’impressione di avere a che fare con il classico amico bambacione, come si dice a Roma, non dotato di una personalità coinvolgente o particolarmente spiritosa. Gualtieri, insomma, è il classico amico che nessuno escluderebbe dal proprio gruppo di frequentazioni, perché flemmatico e calmo: doti che a Roma sarebbero da considerare quantomeno necessarie. Tuttavia, non è un trascinatore e, anzi, tende a dare l’idea di un bravo ragioniere, preciso e affidabile, ma alquanto noioso.

Chissà cosa dovrebbe fare, secondo molti romani, il sindaco Gualtieri: il domatore di leoni, forse? Almeno, regalategli il cappello con sopra scritto Leon Domatore, così da qualche parte potrà cominciare a cimentarsi in questa nuova attività. E i romani sentiranno il polso dell’uomo forte, che in genere è quello che scassa ogni cosa, da tutte le parti e in tutti i settori. E ci si accorge dei danni solo quando non cresce più erba da nessuna parte.

Insomma, Gualtieri: devi trasformarti in Attila, il flagello di Dio. Perché se non c’è un po’ di fuffa, l’altra metà dei romani pensa che ti fai le pennichelle in ufficio. Bisogna fare rumore, farsi sentire. Anche se uno dei tanti problemi della capitale è proprio il suo inquinamento acustico, che per ordinare un caffè al bar ci vuole un diaframma da cantante lirico. Anche quello sarebbe un problema vero, scambiato dai romani caciaroni come una qualità. D’altronde, che ci sia almeno mezzo Paese che ragiona alla rovescia, è ormai considerato normale. A Roma, come nel resto d’Italia.

 

 

(11 luglio 2023)

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