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PD Toscana. Intervista al segretario Fossi: “Gli elettori, con le primarie, ci hanno dato un’ultima occasione. Ora seguiamo la strada indicata”

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di Daniele Santi

Subito dopo le primarie del PD e nei giorni immediatamente successivi alla ratifica della vittoria in Toscana del nuovo segretario Emiliano Fossi, abbiamo voluto capire dalla sua voce cosa diventerà e come lo farà il Partito Democratico dopo l’elezioni a segretaria nazionale di Elly Schlein che con la sua elezioni ha improvvisamente invecchiato il panorama politico italiano.

La nostra intervista.

Siamo alle accuse al PD per qualsiasi cosa succeda in Italia. Come la vede?
Me lo spiego cosí: il Pd si è ripreso la scena politica dopo le recenti elezioni primarie e con il nuovo corso di Elly Schlein. Lo scenario politico é nuovamente contendibile. Il Pd é temuto e quindi viene sistematicamente attaccato.

Quella della segreteria di Elly Schlein sarà davvero una rivoluzione?
Al Pd nel passato è mancata una precisa caratterizzazione sulle proposte e al tempo stesso la vicinanza a quelle fasce di elettorato che dovrebbero essere il riferimento della sinistra. In queste prime settimane Elly Schlein ha già detto parole chiare sul salario minimo, sui migranti che muoiono in un mare di acqua, ma soprattutto di indifferenza, e sul ruolo che l’Europa deve giocare nella diplomazia internazionale per il cessate il fuoco in Ucraina.

Il PD è stato caratterizzato da riformismo a parole e conformismo politico nei fatti così come viene raccontato?
Abbiamo sempre partecipato a governi di responsabilità negli ultimi anni. Fare parte di coalizioni eterogenee ci ha reso più spettatori che protagonisti. E anzi ci ha resi meno credibili alle elezioni politiche, perché le nostre promesse venivano considerate inaffidabili visto che eravamo stati negli organismi decisionali fino al giorno prima. Siamo stati percepiti come il partito “di palazzo”.

Cosa pensa, politicamente, dell’attuale governo di destra-destra?
Giorgia Meloni é una donna di destra e sta coerentemente portando avanti politiche di destra. In direzione contraria è quello che dobbiamo fare noi: ci presentiamo come la sinistra progressista e questo dobbiamo essere. In pieno stile sovranista, la Meloni è partita dai simbolismi: il primo atto è stato il cambio dei nomi dei ministeri. Poi i provvedimenti già approvati e promessi vanno nella direzione della detassazione per i ceti abbienti, a partire dalla flat tax, quando perfino la Costituzione enuncia il principio di progressività del sistema fiscale. La povertà è vista come uno stigma: ti devi accontentare. E poi si strizza l’occhio all’evasione, diciamolo chiaramente.

Come si conciliano diritti individuali e diritti sociali in un paese dove è passata la percezione che tutto venga fatto contro qualcuno?
Siamo in un paese di diseguaglianze, non solo di reddito, ma geografiche, di genere e generazionali. La sinistra esiste per sanarle, senza nostalgia, senza classismo. Lotta alla povertà, sostegno al ceto medio – che vede anch’esso peggiorare le proprie condizioni -, aiuti all’impresa che crea lavoro, possono convivere. Ma gestendo con equilibrio ed equità le risorse. Chi ha di più dà di più e chi ha di meno viene supportato e allo stesso tempo incentivato ad emanciparsi. E soprattutto chi non paga le tasse deve essere cercato e perseguito, non assecondato: chi sottrae mille euro al fisco sottrae mille euro a un ospedale, ma lui può curarsi nel privato.

Quanto potrà durare l’atteggiamento della presidente del Consiglio che in un immobilismo inquietante, leggi favorevoli all’elettorato di riferimento a parte, continua a dare la colpa ai governi precedenti?
Non potrà durare a lungo. Anche chi ha in buona fede creduto al progetto di Meloni toccherà presto con mano servizi che non funzionano più a causa dei tagli che faranno. Aggiungo che alcuni dei provvedimenti che si concretizzano adesso, arrivano da scelte del governo precedenti. La più imponente è quella del Pnrr: le risorse arriveranno adesso, ma grazie alle decisioni targate Partito Democratico.

Quale direzione politica intende dare al PD Toscana subito dopo il suo insediamento?
Internamente un maggior coinvolgimento degli iscritti, con referendum e consultazioni sulle scelte di politica regionale. Poi un tavolo di confronto con le parti sociali. La sanità è la principale competenza di una Regione quindi sarà la priorità. Storicamente siamo un modello e il presidente Giani è riuscito a mettere in sicurezza i conti. Però sono innegabili elementi di sofferenza, specie le liste di attesa troppo lunghe e quell’inaccettabile principio che la stessa prestazione è disponibile subito per chi può pagare e richiede anche mesi per chi si rivolge al servizio pubblico. E quindi servono risorse. Torniamo al discorso precedente: chi ha di più ha il dovere di contribuire. Ma soprattutto il governo nazionale deve fare la sua parte. Ne discuteremo.

L’elezione di Elly Schlein, e la Sua, come influiranno sul futuro politico della Regione?
Il ruolo di un partito è discutere ed arrivare a sintesi che diventino proposte per il livello esecutivo. Nel Pd il governo regionale troverà un luogo di spinta politica e condivisione delle scelte attraverso un rapporto costante con il Presidente della regione, la giunta, i consiglieri e i sindaci.

Quali errori può imputare al PD nel passato, da interno al partito?
Il conflitto tra aree che ci ha anche paralizzati senza riuscire a darci un’identità. Gli elettori, con le primarie, ci hanno dato un’ultima occasione e ci hanno indicato la strada: adesso andiamo in quella direzione. Ognuno con le proprie specificità, certo, ma non in una logica di conflitto interno permanente.

E quali errori il PD non dovrà più ripetere in futuro?
Non dobbiamo più dare l’idea di essere un partito autoreferenziale, lontano dai bisogni delle persone. Dobbiamo essere più presenti sui temi: dalla sanità con le sue liste d’attesa, al trasporto pubblico che ancora non rappresenta un’alternativa efficiente ai mezzi privati. Vogliamo starci anche fisicamente: sui treni e sui bus, davanti ai negozi e ai supermercati, alle fabbriche e ai centri per l’impiego ad ascoltare. Se faremo questo abbiamo un potenziale ben superiore a quel 19 percento ottenuto alle ultime politiche.

 

 

(29 marzo 2023)

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