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Le dimissioni dei “calendiani” e la politica considerata come un ufficio di collocamento

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di Vittorio Lussana

A Roma si è dimessa in blocco tutta la segreteria romana di Azione, il movimento di Carlo Calenda. Circola anche una lettera, firmata anche da Flavia Di Gregorio, la presidente del Gruppo consiliare in Campidoglio, che si è aggiunta agli altri 31 membri della federazione romana, quella che aveva preso il 20% di voti alle ultime elezioni amministrative. Sullo sfondo, l’imminente fusione con Italia Viva, il Partito di Renzi. Ma oltre a tale spaventosa prospettiva, secondo quanto si dice in giro sono tutti incavolati con una certa Naomi Scopelliti, la segretaria romana di Calenda, che sembra faccia solo quel che le dice il suo leader, senza minimamente accogliere obiezioni o critiche.

Che i Partiti politici siano divenuti delle scatole vuote, che prendono vita solamente durante una tornata elettorale, ve l’avevamo già rivelato da tempo. Simili episodi non fanno che confermare la diagnosi da noi proposta e assai condivisa, peraltro, a più livelli e latitudini. I Partiti di una volta, in cui si discuteva e ci si scannava ad libitum, non esistono più. E se provi a stimolare un abbozzo di dibattito qualsiasi, passi per un chiacchierone.

Tutti parlano sottovoce, a Roma: sembra quasi una moda proveniente dagli attorucoli capitolini di serie B o delle ultime generazioni. Gente che non ha ancora compreso che i registi, quando ti chiedono di recitare sottovoce, lo fanno perché ti considerano un cane, oppure perché hai una cadenza romanesca troppo accentuata. Un cluster di viziatelli e gatte morte, praticamente. E pensare che, da tutte le parti, possedere una voce chiara e stentorea è il primo dei requisiti richiesti. Perché se leggi un’agenzia di stampa e nessuno capisce una sega di ciò che stai dicendo, la prima cosa che ti gridano tutti è: “Voce! Non si sente! Non si sente niente”!

Passi una vita intera a lavorare sul diaframma e, all’improvviso, qualcuno viene a dirti che sei “troppo rumoroso”. Noi non siamo “rumorosi”, siete voialtri che siete rimasti tre metri sopra il cielo, attaccati alla sedia come i lucchetti di Ponte Milvio, tremando di paura davanti alla Noemi. La quale, giustamente, fa tutto quel che le dice Calenda: roba da encefalogramma piatto, praticamente…

Sapete cosa c’è? Hanno ragione i bolognesi: meglio Bonaccini, che vi manderebbe “affanculo” dopo dodici secondi e mezzo. Avete appoggiato Calenda perché credevate che vi avrebbe elargito uno stipendio? E perché mai doveva assumervi, di grazia? Cosa fate di così particolare, in segreteria? A prendere le telefonate ci pensa già la Noemi. E voi? Due idee in testa ce le avete o no? Tipo: organizzare un sito web o una rivistina ciclostilata, come si faceva ai nostri tempi? Ma perché fate politica, se non avete un minimo di interesse in niente, oltre a voi stessi? E la mazzetta dei giornali? La comprate, almeno? Lo sapete che, anche per fare politica, prim’ancora che saper scrivere, bisogna saper leggere? Non che siate analfabeti, sia chiaro: è un concetto assai più simile ai codici numerici decrittati da Russell Crowe in A beautiful mind, quello di cui vi stiamo parlando.

Vogliono fare politica e poi tremano davanti a una segretaria. Ragazzi, la segretaria è una che deve mantenere i segreti: lo dice la parola stessa. La segretaria è una che archivia documenti, che passa la vita a nascondere le cose: lo capite o no? Siete voi quelli che tenuti a buttar fuori roba grossa. Un Partito politico non è un ufficio di collocamento: se nessuno ve lo ha spiegato significa che voi non lo avete mai chiesto. Chiedere sempre: questa è la prima regola per imparare. Anche a costo di fare la figura dei pirla, come si dice a Milano. Meglio fare i pirla e imparare. Dimettersi, invece, è da fregnoni, come invece si dice a Roma. La vera notizia curiosa, in fondo, è proprio questa: vi siete dimessi da che cosa, se non siete mai stati assunti? Non è dato sapere…

 

(6 dicembre 2022)

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