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Il delirio della stazione Termini #pensieriniromani

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di Vittorio Lussana

Gente seduta per terra o sui propri bagagli, come in un accampamento di zingari. E lunghe file presso gli uffici-desk di Trenitalia e Italo: questa la situazione che si poteva incontrare venerdì 9 settembre presso la Stazione Termini di Roma. Un terminale ferroviario divenuto una piazza d’armi, poiché non c’è più alcun modo di sedersi su una panchina o su una sedia, in attesa di sapere se il tuo treno è solamente in ritardo, oppure se è stato soppresso. E per trovare un qualsiasi posto su un altro treno, le code sono interminabili, seguite da viaggi in piedi o seduti in mezzo ai corridoi. Perché è vero che c’è chi può prenotarsi un treno per il giorno successivo, ma c’è anche chi – ed è la maggioranza delle persone – deve rientrare a tutti i costi e non può permettersi di perdere coincidenze.

Insomma, il delirio. E’ proprio una fase in cui tutto sembra andar male, qui da noi, non c’è niente da fare: si lavora male; si dorme male per il caldo, che ancora insiste a metà settembre; si mangia male nei bar, dove il caos impera e se solo ti sposti per gettare una cartaccia, vieni immediatamente sostituito al bancone, anche se non hai ancora terminato di consumare; infine, si continua a viaggiare male. Tutto sembra volgere al peggio e il pessimismo cosmico impera nelle riflessioni di chiunque. Uno sciopero deciso per venerdì 9 settembre, con tutto il turismo che c’è a Roma impegnato nelle proprie operazioni di rientro, è una scelta da pazzi scriteriati. Un intero Paese messo in ginocchio. E per prendere il primo treno del giorno successivo, devi uscire di casa alle 4 del mattino, perché non c’è metropolitana fino alle 5.30, i notturni dell’Atac praticamente non esistono, mentre i taxi sono ancora in tariffa notturna e ti scuciono 20 euro per portarti alla stazione.

A proposito di taxi, notare per favore la differenza delle tariffe tra Roma e Milano: nella capitale, il tragitto da casa a piazza dei Cinquecento costa 20 euro. A Milano, per la stessa distanza in termini chilometrici, 6 euro e 90, anche se di giorno. La tariffa notturna meneghina, presa per affrontare il viaggio di ritorno con tanto di gatta a tracolla, non va oltre i 13 euro: se vi sembra tutto normale… E i modi, ovviamente, son ben diversi, dato che i tassisti romani non sono più quei simpatici signori alla Alberto Sordi che, durante il tragitto, conversavano amabilmente con le persone, infondendo buonumore. Oggi, il tassista medio della capitale sembra essere un mezzo strozzino. E in qualche caso, lo è veramente.

Cosa sia accaduto a Roma, nel passaggio tra le varie generazioni, proprio non si capisce: er monnezza di un tempo, con il suo romanesco colorito, era quasi un membro dell’Accademia della Crusca.

 

(13 settembre 2022)

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