Alessandro Di Battista: “Presto andrò in Russia” (anche lui, perché ormai è un vizio)

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di Daniele Santi

Alessandro Di Battista ha annunciato, anche lui!, che presto andrà in Russia non per la pace (non gli si chiede tanto), ma per la gloria (avercene) e girerà un documentario e un reportage. Essendo notori talenti e velleità dell’ex M5S è facile gridare al capolavoro e all’obbiettività, resta più difficile capire con quali permessi e/o aderenze riuscirà a girare, essendo la simpatica pratica proibita in Russia a meno di non attingere al materiale già pronto.

Battute a parte è interessante che il Di Battista che va in Russia (anche lui!) sia lo stesso Di Battista che con broncio tardivo-adolescenziale vada ospite da Floris e, labbra all’ingiù come il bambino triste del fumetto, racconti la sua triste storia di ex Che Guevara del M5S che quante ne ha dovute passare prima di togliersi di lì lo sa dio (ad avere un dio) quando velatamente gli suggeriscono di essere un tantinello filo-russo.

Dunque non potendo confidare sul capolavoro giornalistico né sul premio Pulitzer per ragioni che sono note, essendo Di Battista noto, l’unico augurio che si può fare al Di Battista già Che Guevara a 5Stelle de’ voartri è che i Russi non se lo tengano, che poi tocca dispiacersene e francamente abbiamo già altri problemi in questo paese, compreso il M5S del quale Di Battista è stato grande urlatore (e inconsistente fautore).

Attendendo con ansia il grande reportage e documentario dell’uomo che può tutto, basta solo che lo dica, basta ritornare a ciò che è riuscito a non fare in parlamento grazie alla sua sapienza. Di Battista va in Russia (anche lui!) perché crede “sia utile conoscere quel che pensano dall’altra parte” dato che probabilmente una guerra, l’invasione di un paese pacifico, massacri di civili ingiustificati, una minaccia nucleare al giorno e il taglio del gas a mezza Europa non sono più che sufficienti a renderci edotti. E’ necessario il documentario di Di Battista.

Il grillino imbronciato tocca ricordarlo, è uno nel 2018 scriveva che “Trump” è “molto meglio di quel golpista di Obama”, che è quando la profondità di giudizio politico lascia senza fiato, e che sui fatti di Capital Hill non proferì verbo, o quasi.

 

(17 giugno 2022)

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