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Gaynet. Il 20 novembre in piazza con il movimento Trans contro l’omotransfobia

di Redazione #Roma

“Ci sembra a dir poco paradossale che il ddl Zan sia stato bocciato per l’assurda levata di scudi contro l’identità di genere”, così in una nota Rosario Coco, Segretario Gaynet. “Pochi giorni dopo il Senato ha approvato una modifica del codice della strada che vieta pubblicità discriminatorie anche in base all’identità di genere. Questa settimana, inoltre, il nuovo regolamento del Comitato Olimpico Internazionale ha eliminato l’obbligo di adeguare i livelli di testosterone per le atlete trans che vogliono partecipare nelle competizioni femminile, affermando che eventuali condizioni di “vantaggio” devono essere verificate per ogni singolo sport sulla base di evidenze concrete. Il mondo – prosegue il counicato – sembra essere anni luce più avanti dei senatori e delle senatrici che si sono nascosti dietro il voto segreto: la libertà di potersi riconoscere in un genere diverso da quello assegnato alla nascita viene giustamente valorizzata nella comunicazione pubblicitaria, nello sport, ma non quando si tratta di violenza e discriminazione: siamo in un mondo al contrario. Le Nazioni Unite nel 2008, la UE nel 2011 e la Corte Costituzionale Italiana nel 2015 e nel 2017 hanno riconosciuto l’identità di genere come diritto inalienabile della persona: il concetto è già presente da anni nella normativa penitenziaria e sull’accoglienza ai rifugiati”.

Per questi motivi, scrive ancora Rosario Coco, “saremo alla Trans Freedom March del 20 novembre insieme al movimento LGBTIQ per ribadire la nostra indignazione: il pregiudizio verso l’identità di genere, lo stesso che ha fermato il ddl Zan, ci colloca al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia, secondo i dati TGEU. Si tratta  – conclude Coco – della punta di un iceberg che nasconde ipocrisia, discriminazione e violenza, le stesse che hanno ancora privato l’Italia di una legge di civiltà indispensabile che equiparasse i crimini d’odio motivati da omolesbobitransfobia a quelli di stampo razzista”.

(19 novembre 2021)

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