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“Pensierini Romani” di Vittorio Lussana: AMA l’Alibi tuo come te stesso

di Redazione #PensieriniRomani twitter@GaiaitaliaRoma #Roma

 

A Monteverde, qualcuno ha abbandonato un divano rosso con sopra un cartello, sul quale c’era scritto: “Lo deve ritirare l’Ama”. I media riportano la notizia affermando che la frase vergata dal cittadino incivile sia stata pensata appositamente per evitare che qualcuno fotografasse il rifiuto e lo rendesse virale sui social. A parte il fatto che il divano è diventato virale lo stesso, questa lettura è scorretta e poco sincera: quando ci si deve liberare di un oggetto ingombrante, l’Ama stessa ti chiede, al telefono, di portarlo in strada e di attendere che gli addetti a questo tipo di rifiuti solidi passino a ritirarlo. Il cittadino, dunque, si mette in attesa sul marciapiede per delle ore, ma il passaggio promesso non avviene, ritrovandosi regolarmente costretto ad abbandonare l’oggetto esattamente lì dove gli era stato indicato di lasciarlo. L’Ama è potente a Roma. E tramite i suoi addetti stampa e i suoi potenti sindacati interni riesce a pilotare persino l’informazione locale. Ma la verità è che, anche a regime ordinario, i suoi addetti passano poco persino per ritirare la spazzatura normale. Perché Roma è grande e il suo metodo di raccolta è fallito da tempo, oltre a risultare una differenziata poco efficace, che costringe l’Ama stessa a proseguire nello stoccaggio indifferenziato. In pratica, i romani fanno una differenziata che non serve a nulla, poiché quasi tutta la spazzatura, alla fine, viene rimescolata e ricompattata tutta assieme, con la sola eccezione del vetro. Non è tutta colpa dell’azienda, ovviamente, né dei cittadini, né del Campidoglio: è un miscuglio di errori in cui ognuno ci mette del suo.
L’Ama ha indubbiamente ragione a denunciare la scarsità di mezzi per raccogliere la spazzatura di una metropoli che ha la stessa estensione di New York. Ma che certi ‘andazzi’ si siano instaurati da tempo, bisognerebbe anche avere il coraggio di ammetterlo. Se ognuno dei soggetti in campo si decidesse  a dire la verità e ad ammettere problemi e inefficienze, forse Roma riuscirebbe a fare qualche passo in avanti. Invece, niente da fare: la critica, anche la più blanda, viene dissimulata e respinta. Non si vogliono affrontare i problemi: punto e basta.
Ne parlavo qualche giorno fa con una simpatica signora del quartiere Prati, mentre eravamo nella sala d’attesa di un medico. Io continuavo a dire che Roma stava peggiorando giorno dopo giorno, ma lei replicava sempre con la stessa frase, quasi fosse un mantra: “Ma Roma è sempre bella…”. Un alibi, praticamente. Perché di Roma non si butta via niente: persino la sua bellezza torna comoda per continuare a non far niente.

 

(12 settembre 2019)

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