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#Visioni di Mila Mercadante: l’intelligenza artificiale e il controllo sulla scatoletta di tonno

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di Mila Mercadante, twitter@mila56170236

 

 

Il commercio non ce la fa più ormai da anni. I negozi chiudono. Non vi è settore che si salvi. I più colpiti sono abbigliamento, libri, ferramenta. Ferramenta! Quelli che reggono riguardano servizi che la digitalizzazione non può sostituire: palestre, centri benessere, parrucchieri, ristoranti, bar, pasticcerie e telefonia. Per mangiare e bere in compagnia, per prendersi cura dell’aspetto fisico e di quella preziosa appendice tecnologica che ci fa essere sempre rintracciabili e on line, è necessario entrare nei luoghi deputati: la digitalizzazione di fronte alla rigida topografia di alcune necessità si ferma, per adesso deve capitolare, ma vedremo più avanti che non sarà per molto. Non capitolerà invece la sperimentazione di locali commerciali senza personale. Il nostro futuro sarà la computerizzazione applicata al commercio: gli affitti e i dipendenti costano, ma di questi ultimi si può fare a meno. Ecco che si cercano soluzioni per una nuova forma di rapporto clientenegozio che eliminerà i dipendenti e avrà il suo pivot nell’intelligenza artificiale, con conseguente aumento di disoccupati e di fagocitanti colossi della distribuzione.

Amazon ha già provato a realizzare negozi senza commessi e senza casse, nei quali gli avventori – che devono essere già clienti registrati di Amazon – entrano, scelgono la merce e se la portano a casa senza mettere mano al portafogli. Ci pensano algoritmi e sensori a sbrigare le procedure, e la somma spesa da ogni cliente viene addebitata direttamente sulla carta di credito. Il tutto senza alcun timore di furti: per scongiurarli, all’entrata si passa sotto uno scanner che acquisisce tutti i dati necessari cosicché nessuno potrà farla franca. I negozi AmazonGo sono stati aperti a Seattle e a Hefei in Cina. La Cina è stata scelta perché è lì che il 60% dell’immane mole di acquisti rilevati dai sistemi di pagamento on line avviene via smartphone, dunque per saggiare il nuovo modello di stores senza personale i cinesi rappresentano un campione ideale. L’esperimento non ha funzionato a dovere, almeno per ora sembra sia complicato gestire attraverso la tecnologia avanzata più di 20 clienti per volta, e questo vuol dire che se nel negozio 22 persone fanno acquisti contemporaneamente e velocemente, salta tutto il sistema. Un problema ulteriore lo creano gli articoli sugli scaffali: se un cliente li sposta l’intelligenza artificiale si confonde, perde la sua efficienza. Wheelys – partner di Amazon nel business – ha pensato nel frattempo di testare il mercato con i Moby Stores, specie di grandi bus itineranti nei quali si entra (sempre previa scannerizzazione all’esterno) e si fanno acquisti utilizzando un’app per smartphone che identifica la merce dal codice a barre. I Moby Stores andranno in giro per verificare quali sono per il momento le città più adatte a questo tipo di offerta.

Il progetto è ancora giovane ma andrà avanti, i problemi verranno risolti, i negozi privi di personale diverranno perfettamente efficienti e caratterizzeranno il nostro futuro. Non si tratta solo di abbattimento dei costi di gestione, questo sistema sancirà e garantirà – se ancora ve ne fosse bisogno – il trionfo del controllo. La fine del cash, dei soldi contanti in tasca, è vicinissima. Non vi sarà transazione che potrà sfuggire al sistema bancario. Caspita. Il bello è che i consumatori confondono tutto questo con la comodità della modernità. La carta di credito e lo smartphone? Comodità. Quei due rettangoli che ci portiamo in tasca sono strumenti coercitivi, non ci piove. Orwell? E che cos’era 1984 di fronte alla perversità del capitalismo dei nostri tempi, di fronte al moralismo fetido e alla prepotenza gestita da mitiche gerarchie sacerdotali e intolleranti? Che cos’era la visione di Orwell di fronte alla odierna capacità di catalogazione delle masse? E che cosa avverrà con la sperimentazione quantistica?



Che c’entra la quantistica con AmazonGo e con un Moby Store? Niente, è solo che nessuno di questi eccezionali studi atti a cambiare il mondo viaggia separatamente: tutti insieme forgiano il medesimo domani, quel che sarà il nostro pensiero, le abitudini, il mondo del lavoro, l’indirizzo dei governi: il domani. Uno strano domani. Uno dei guru dell’IBM, un certo Jerry Chow, sta lavorando per mettere a punto un computer quantistico e afferma che fra qualche anno potremo avere fra le mani una piccola rivoluzionaria scatoletta che da sola supererà in potenza la somma di tutti i computers che la NASA utilizzò per tutte le missioni Apollo. Anche Google sta lavorando ai computer quantistici. Si potrebbe fare l’inimmaginabile con quelle scatolette, compresa la simulazione di processi fisici, come la fotosintesi. John Preskill, ricercatore, a tal proposito ammette “non abbiamo la fantasia sufficiente per prevedere dove ci possano portare queste nuove tecnologie dell’informazione”. Anche senza fantasia qualche idea ce l’abbiamo.





(31 luglio 2017)

 

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