Le armate di Repubblica riesumano Prodi: si fa tutto pur di distruggere Renzi

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Massimo D’Alema (a sinistra) e Romano Prodi (a destra) durante una conferenza stampa a Bruxelles nel 2008

di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

Continua l’offensiva di quella che si considera “classe dirigente” contro l’ex presidente del Consiglio resosi colpevole di voler riformare l’Italia. Il quotidiano Repubblica in prima fila, insieme ai vari Cairo Editori, alla berlusconiane poltronissime ridotte a stipendiucci da non più di 240mila euro all’anno, ai magistrati cui hanno tolto le ferie, poverini, e fatto una legge che li vede addirittura punibili nel caso sbaglino, o supremo affronto, continua in avanscoperta con le sue truppe d’assalto contro l’ora segretario del PD quel PD che, a detta di coloro che scrivono bene, al contrario di noi cialtroni, di Matteo Renzi già non ne può più.

Quasi due milioni di voti alle primarie, con i concorrenti alla segreteria ridotti ai minimi termini, più un esercito di sostenitori che gli riconoscono un ruolo fondamentale per riformare questo paese, sono dettagli assolutamente irrilevanti per coloro che negli ultimi decenni, in nome di un pax politico-economico basata sull’un po’ a me ed un po’ a te, così non ci disturbiamo a vicenda, hanno fatto ciò che hanno voluto. Ecco così arrivare il sondaggio Demos pubblicato da Repubblica il 1 luglio, dal quale si evince il calo del PD e del M5S nei sondaggi, con la destra che si rinforza e guadagna voti (portandoli via a Grillo). C’era bisogno della pubblicazione di un sondaggio, perché le recenti amministrative non erano bastate. Il sondaggio Demos riporta in auge Romano Prodi, vecchio cavallo di battaglia della sinistra-chic che fa capo a Repubblica ed al gruppo editoriale l’Espresso, che prontamente viene rimesso in mezzo quando bisogna dimostrare che un leader è cotto, salvo poi farlo fuori quando non serve più.

Andrebbe ricordato che i 101 che lo silurarono come presidente della Repubblica sono ancora tutti lì, sparsi tra le varie sinistre che vanno dall’uomo più a destra che sinistra conosca – il noto Massimo D’Alema – a quelle altre sinistre che vanno fino a Civati, uno che dove lo metti sta. Ed è proprio tra l’elettorato di questa sinistra asfittica, rancorosa, inutile e senza idee, in una parola dalemiana, che la popolarità [sic] di Prodi appare granitica: il 70% di loro lo vorrebbe premier. Il 70% di loro corrisponde più o meno al 3,43% dei voti di Mdp e altre sinistre – siamo sempre al sondaggio di Demos. Un trionfo.

L’andazzo il cui “la” è stato dato da Repubblica e compagnia bella è quello della restaurazione del proporzionale, in nome del popolo italiano naturalmente, che però – lo scrive il sito Termometropolitico.it dichiara a stragrande maggioranza di volere un sistema elettorale maggioritario, ma non vorrete che ci interessiamo ad un popolo bue, vero?

E’ sempre lo stesso Termometropolitico.it ad evidenziare nel consueto riassunto dei sondaggi mensili, che la media di PD e M5S si aggira sempre attorno al 28,5% (28,6% per il PD e 28,5% per il M5S). 

 

Dunque ecco fatto: secondo l’antico adagio che a forza di convincere l’opinione pubblica prima o poi la si dirige nella direzione voluta, eccoci tornati di colpo al 1994 ed alla successiva caduta del Governo Berlusconi che portò Prodi alla vittoria nel 1996: quel momento sembra essere il “presente” della massa di riformatori da scrivania che scrivono di riforme ed agiscono di conservazione, che parlano di uguaglianza ed agiscono privilegi, che lavorano per l’Italia perché sentono di “essere” l’Italia e che agiscono contro ogni serio tentativo di riformare questo paese.

 

E’ l’orribile sinistra-chic il cui tanfo impregna persino la carta che serve per stampare il poco che racconta.

C’è un lucidissmo articolo di Marco Sarti qui che pensiamo davvero dovreste leggere.

 

 

(1 luglio 2017)





 

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