#Visioni di Mila Mercadante: lo Ius Soli puro in tutto il mondo non esiste che negli USA

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di Mila Mercadante  twitter@Mila56170236

 

 

 

 

Lo ius soli puro in tutto il mondo non esiste che negli USA, paese che ha sempre convissuto con fenomeni migratori massicci e pressoché ininterrotti, a cominciare dall’importazione di schiavi africani durante un lungo periodo (che ebbe termine nella guerra tra nordisti e sudisti), fino alle grandi migrazioni di italiani, irlandesi, cinesi, spagnoli, latino-americani eccetera eccetera. Gli Stati Uniti d’America non hanno mai avuto una reale omogeneità, né dal punto di vista storico e culturale della popolazione, né per quel che concerne le tradizioni, gli usi, la religione e la lingua.  Malgrado tutto ciò, la questione della difesa dei confini tra USA e Messico ha sempre dato un bel da fare ai governi e ai Presidenti, che i muri li hanno innalzati ben prima dell’arrivo di Trump. Non sempre le diverse etnìe convivono pacificamente, e i problemi di razzismo e di violenza tra latinoamericani e bianchi e tra afroamericani e bianchi non sono mai spariti, anzi: soprattutto i secondi peggiorano. Non vi è – nella storia dell’uomo – alcun popolo di migranti che abbia voluto o potuto distaccarsi dalle proprie origini e che non le abbia difese e protette a ogni costo, anche dopo 3, 4, 5 generazioni. Questo per dire che lo ius soli non garantisce alcun genere di pax sociale e men che meno può fungere da deterrente al razzismo oppure fornire automaticamente una garanzia per l’integrazione. Non sono pochi i rappresentanti politici americani che vorrebbero tornare allo ius sanguinis o almeno regolamentare con maggiore severità il diritto di cittadinanza.

In Europa lo ius soli puro non c’è, è tutto un oscillare tra ius soli (debole) e ius sanguinis, ogni Stato ha i suoi metodi. I primi della classe sono i tedeschi: la cittadinanza agli stranieri viene conferita innanzitutto per diritto di sangue, ma esiste la possibilità per i bambini di diventare tedeschi se uno dei genitori vive in Germania da 8 anni almeno e se ha un permesso di soggiorno da tre anni. Irlanda e Gran Bretagna concedono la cittadinanza ai figli degli stranieri che sono cittadini britannici oppure che abbiano contratto matrimonio con un/una inglese. In Francia chi nasce da stranieri nati in Francia diventa cittadino francese senza troppi problemi, se invece si è figli di stranieri residenti stabilmente da 5 anni si deve aspettare il compimento dei 18 anni per poter richiedere la cittadinanza. In Olanda per ottenere la cittadinanza bisogna avere 18 anni, esibire un permesso di soggiorno e non aver mai cambiato paese per almeno 5 anni. Non mi risulta che si possa tacciare gli olandesi di razzismo: gente di mare, tollerante e aperta, nello stesso tempo abituata a proteggersi. In Spagna si diventa cittadini spagnoli se un genitore è nato a sua volta nel paese, oppure se si è sposati con cittadini spagnoli, o ancora se si abita nel paese da 10 anni avendo un’occupazione e un permesso di soggiorno permanente. Noi in Italia ci comportiamo come olandesi, spagnoli e francesi, con qualche differenza: concediamo la cittadinanza – dunque pari diritti – per naturalizzazione, per matrimonio con cittadini italiani, per adozione, per esser figli di almeno un genitore già nato in Italia, per essere residenti nel nostro paese da un certo numero di anni, e via così.

Scannarsi per lo ius soli – adesso – come se fosse uno spartiacque tra tolleranti e intolleranti, razzisti e non, xenofobi, grillini e piddini è sinceramente una roba che fa pietà. Tra l’altro in queste ore i social sono pieni di interventi e testimonianze di cittadini partigiani che non hanno neppure studiato la materia e che magari svolgono ruoli di un certo rilievo all’interno dei partiti di riferimento. Piuttosto che fare brutte figure e piuttosto che darsi addosso gli uni contro gli altri converrebbe respirare profondamente e ragionare. Se noi siamo in grado di offrire agli stranieri alloggi dignitosi, lavori dignitosi, stipendi dignitosi, possibilità di accesso a un’istruzione superiore, cure mediche dignitose e buone prospettive di miglioramento per i loro figli allora non dobbiamo discutere di nulla: diamo a tutti il diritto di cittadinanza. Se invece non è così lasciamo da parte per qualche ora il culto della celebrazione civica e anche il contro-populismo, che poi non è altro che paleo-populismo e sforziamoci di avere lo sguardo lungo. La vera integrazione non passa per lo ius soli.

 

 

(15 giugno 2017)

 




 

 

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